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manuela cappucci

Per Manuela Cappucci, classe 1971, l’arte é astrazione da ogni riferimento reale. Così potrei iniziare e chiudere la presentazione se in mezzo non ci fossero così tanti elementi ad identificarne il percorso sia artistico che personale.  Possiamo dire che il suo approccio all’arte riconduce a quella corrente post guerra (anni 50) definita "arte informale" che coinvolse sia l'occidente che l'oriente. Con il rifiuto di un atteggiamento costruttivo della forma rappresentativa l'essere e il fare dell'artista prendono il sopravvento sugli esiti materiali del suo lavoro e il prodotto artistico è sempre più una risultante che la meta del fare. Non é a caso che la nostra Manuela sia riconducibile a questa corrente: gli studi letterari con una tesi su P. Klee e  l' interesse per le filosofie orientali hanno spostato la sua attenzione sul  processo creativo più che sul prodotto. Il colore (olii, acrilici, smalti) e la materia (sabbia ed altro) si integrano nel gesto di pennello e spatola che, agendo su superfici varie, li mischiano e li dispongono  in un gioco compositivo astratto e definito. Questa apparente composizione, in alcuni tratti della sua ricerca, può ricondurre a scelte tipiche dell'astrattismo, tuttavia il suo stile non cerca mai veramente di compiere una ricerca strutturale ma anzi di liberarsene per dare libero sfogo all'atto che non cerca ma segna, che  incide istintivamente.  Ecco quindi che il quadro si chiude, in tutti i sensi: sia fisicamente che concettualmente, in una ricerca tesa a trascendere le strutture del conosciuto. Un’ultima osservazione: la tecnologia ci ha introdotto a nuove forme e possibilità comunicative. Una volta solo il segno aveva forza descrittiva, mentre oggi i pixel dominano lo spazio deframmentando ogni minima composizione in altrettanti schemi costruttivi. Ecco che nei quadri di Manuela ritroviamo, a volte, questa scomposizione in frammenti che generano il tutto. Un insieme di ri-quadri che coerentemente si intersecano per avallare il pensiero del gesto che segna. Le opere di Manuela esprimono strappi di pensiero sottratti alla mente senza ratio e lo spazio rappresentato si riformula in un immenso possibile, un profondo immenso metafisico.

Pino D'Ignazio

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