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gilberto de berardis

Fotografia come mezzo documentario, ma non didascalico.
“La fotografia non deve riprodurre il visibile, ma rendere visibile l’invisibile” (Franco Fontana). Gli eventi sono visti come "momenti", istantanee in cui il soggetto diviene pretesto per un insieme di incisivi e netti spunti cromatici, sintesi di situazioni o emblematica espressione di particolari condizioni esistenziali.
Il ritratto non descrive ma allude: spesso di spalle o separati orizzontalmente, quasi fossero scrutati dietro tendine veneziane, i protagonisti non svelano l’identità; sono sagome sezionate o sfuggenti, fisionomie spesso stravolte o mostruose, in controluce o mischiate tra la folla in contesti di aggregazione, concerti, feste, strade affollate.
L’immagine "mossa" è dinamismo sintetizzato, raffreddato; la sovraesposizione permette l’enfatizzazione dei bianchi totali, dove il particolare - nero, rosso, verde, blu - assume una connotazione simbolico-evocativa del tutto contemporanea: la vita è un "attimo fuggente" che De Berardis congela con i suoi scatti enigmatici e minimali.

Giusy Caroppo 2005

 
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